| 23/04/2008 |
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| Emersi altri particolari
delle violenze subite Il prete fu arrestato in flagranza nel
2007 |
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MARILÙ MUSTO Ha confermato le accuse, dalla prima all'ultima, e
ha aggiunto particolari inquietanti a tutta la vicenda il
bambino vittima di violenza sessuale da parte del suo insegnante
di religione. Lo ha fatto ieri, aiutato dalla psicologa nominata
dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Ora la prova verrà
portata al processo. Ad assistere all'incidente probatorio, in
una stanza vicina, c'erano il gip Stefania Amodeo, il pm Antonio
Ricci, i genitori del bambino, l'avvocato Costanti Puocci con
gli altri due rappresentanti della famiglia e l'avvocato
difensore di don Marco, Carmine Ucciero. Per i legali del minore
quello tra lui e il viceparroco della chiesa di Casal Di
Principe era un rapporto fatto di «ricatti psicologici, di
insistenti pressioni con sms sdolcinati e forvianti" del
sacerdote che potrebbero essere letti "in chiave mistica e
sentimentale». Secondo la ricostruzione lucida del bambino fatta
di tante pause, le prime attenzioni di don Marco sarebbero state
notate in occasione di una festa; prima, però, il sacerdote
avrebbe cercato di carpire la fiducia del suo alunno portandolo
a mangiare una pizza, a visitare il seminario vescovile di
Aversa, facendo dei piccoli regali che spesso venivano rifiutati
e prediligendo quello studente un po' timido rispetto agli altri
in modo da poterlo avvicinare da solo. Qualcuno, a scuola, se ne
era accorto. Si era accorto, probabilmente, si quelle attenzioni
così insistenti e del fatto che l'uscita da scuola dei due
durante l'orario scolastico poteva nascondere qualcos'altro. Un
abuso sessuale. I particolari della violenza sono emersi nel
colloquio con la psicologa ieri. Il sacerdote, stando ad alcune
indiscrezioni, avrebbe avuto un ruolo passivo nel rapporto, ma
attivo nelle presunte pressioni psicologiche quando il ragazzino
proponeva di allontanarsi, di «non fare certe cose da gay».
L'incubo è finito il diciannove dicembre del 2007. Una pattuglia
dei carabinieri di Casal Di Principe in servizio di
perlustrazione aveva notato l'auto del sacerdote ferma sul
ciglio della strada tra Casale e Grazzanise. Don Marco che in
quel momento avrebbe dovuto trovarsi in aula per il progetto
Natale a Villa Literno, era in macchina con il minore. Aveva
cercato di fuggire schiantandosi contro un paletto di un
distributore di benzina quando i carabinieri si erano avvicinati
all'Alfa. Poi, richiuso in carcere, aveva pianto e pregato. Ora
il ragazzino ha riacquistato la serenità perduta, un equilibrio,
forse, anche familiare. Per don Marco si sono aperte le porte di
una comunità di recupero gestita da religiosi, ma potrebbero
riaprirsi le porte del carcere al termine del processo.
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