| Vaticano | |
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Chissà se nella sua rinnovata campagna omofoba il Vaticano saprà
guardare anche a se stesso, alla sua storia, ai suoi Papi.
E poi, andando più a ritroso dei secoli, la storia è piena di
pontefici, alcuni dei quali tuttora venerati dalla Chiesa, che pure
provavano pulsioni - spesso soddisfatte - verso persone del loro
medesimo sesso.
Nell’alto Medioevo, Benedetto IX organizzava festicciole in cui
non erano assenti incontri carnali con giovinetti. Quattro secoli dopo,
Paolo II - chiamato dal popolino “Nostra Signora Paola” - morì d’infarto
nel pieno di un rapporto con un paggio. Il suo successore Sisto IV ebbe
per amante il giovanissimo nipote Raffaello Riario. Giulio II fu
condannato come sodomita dai suoi stessi successori. Alessandro VI era
bisessuale, così come Paolo III. Dell’omosessualità di Leone X è
testimone addirittura il Guicciardini. Giulio III ebbe per amante il suo
nipote adottivo. Gregorio XV nominò marchese il suo prediletto.
E così via.
Fino a Joseph Ratzinger, che è certamente uomo casto: e tuttavia -
come scrive Angelo Quattrocchi nel suo libro “No, no, no! Ratzy non è
gay”, ci si chiede «perché è così omofobo da sempre? Perché si è preso
un segretario così bello che lo segue ovunque e gli aggiusta il
mantello? Perché ha una dottrina così rigida e una sartoria così
garrula, praticamente un coming-out sartoriale?»
Insomma, non c’è bisogno di aver passato anni sui libri di
psicanalisi per immaginare quanto spesso l’omofobia sia solo la sorella
repressa dell’omosessualità. |
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