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Un
cronista di "Liberazione" ha finto di essere omosessuale e si è prestato
alla "cura" di un gruppo ultracattolico Giornalista si finge gay con un
prete Per sei mesi in "terapia cattolica" Nell'articolo racconta la sua
esperienza: "Una moda che spopola nel Nord America" Il presidente
Arcigay Mancuso: "Intervenga il ministero della Salute" Sei mesi in "terapia" in un
gruppo ultracattolico per curare la sua omosessualità, attraverso un
percorso iniziato con l'incontro con un sacerdote e poi con un luminare,
Tonino Cantelmi (docente di psicologia all'Università Gregoriana),
quindi un test di 600 domande e poi la "terapia riparativa". E' quanto
racconta su Liberazione oggi in edicola Davide Varì, il giornalista che
si è finto gay per sei mesi per conoscere, scrive nell'articolo, il
circuito italiano di "taumaturghi del sesso deviato. Una moda che
spopola nel Nord America grazie al lavoro di molti gruppi legati alla
Chiesa e che segue l'insegnamento e la pratica di Joseph Nicolosi", uno
psicologo clinico che "vanta ben 500 casi di 'gay trattati'". L'inchiesta del cronista di
Liberazione ha spinto il presidente dell'Arcigay, Aurelio Mancuso, a
chiedere l'intervento dell'Ordine nazionale degli Psicologi e del
ministro alla Salute, Livia Turco. "Un quadro allarmante" ha detto
Mancuso commentando l'articolo, "con figure di primo piano coinvolte
nell'applicazione di pseudo terapie di guarigione dall'omosessualità che
derivano dalle teorie imbevute di pregiudizi e luoghi comuni di un
sedicente terapeuta cattolico americano Joseph Nicolosi". "Il giornalista è stato
ascoltato da vari psicologi dell'équipe di Tonino Cantelmi, presidente e
fondatore dell'Associazione italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici e
docente di psicologia all'Università Gregoriana, e poi si è sottoposto
per sei mesi a sedute di guarigione. Il fatto è gravissimo perché -
spiega Mancuso - ricordiamo a tutti che il 17 maggio 1990, dopo secoli
di persecuzione, l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito
l'omosessualità una variante naturale della sessualità". "Negli anni immediatamente
successivi gli Ordini internazionali degli Psicologi e degli Psichiatri,
che da decenni premevano per l'abolizione dell'omosessualità come
malattia mentale, hanno recepito la decisione dell'Oms, così come tutti
gli stati democratici, le istituzioni europee e dell'occidente. Inoltre
dal racconto si evince - sottolinea Mancuso - che in questi studi di
psicologi cattolici reazionari sono presenti molti adolescenti minorenni,
portati dai propri genitori, il che significa che queste persone sono in
qualche modo forzate a curarsi da una patologia inesistente". "Chiediamo l'immediato
intervento dell'Ordine nazionale degli Psicologi e del ministro alla
Salute Livia Turco, affinché queste pericolose pratiche di
condizionamento sulle persone cessino immediatamente. Vogliamo inoltre
sapere - prosegue Mancuso - se Cantelmi, i suoi collaboratori, i corsi
di terapie individuali e collettivi, siano in qualsiasi modo
riconosciuti o sostenuti finanziariamente dalla sanità pubblica oppure
attraverso fondi derivanti dall'8 per mille". "Denunciamo infine - conclude
Mancuso - come in tutto il paese, come più volte evidenziato da nostre
comunicazioni e di altre associazioni di persone lesbiche, gay,
bisessuali e transgender, imperversino gruppi di psicologi o sanitari
cattolici, che nelle parrocchie e in altri ambiti ecclesiastici
propagandino la cura dell'omosessualità, senza che alcuna autorità
preposta sia per ora intervenuta a contrastare teorie altamente lesive
della dignità delle persone omosessuali". (23 Dicembre 2007) |