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Donano il denaro altrui    tratto da www.materialismo.it

 L’otto per mille alle chiese non è una donazione dei religiosi ma è pagato da tutti i cittadini.

Le chiese godono di un finanziamento pubblico analogo a quello dei partiti, che favorisce i partiti cattolici a discapito di quelli laici  

       Quando un religioso devolve l’otto per mille dell’IRPEF alla sua chiesa crede di donare il proprio denaro, in realtà egli devolve denaro non suo ma della collettività, e impone a tutti i cittadini, anche a quelli non religiosi, di finanziare la sua chiesa.

L’otto per mille alle chiese sarebbe una donazione dei religiosi se i contribuenti potessero scegliere di non darlo ad alcuno ma di tenerlo per se, in tal caso i religiosi realmente lo donerebbero privandosi di denaro a loro disposizione. Ma il contribuente deve comunque dare l’otto per mille, non può scegliere di tenerlo, può soltanto scegliere a chi darlo tra le chiese oppure di lasciarlo allo stato, e se non scegliesse gli verrebbe comunque tolto e ripartito tra i beneficiari scelti dagli altri, quindi il religioso che devolve alla sua chiesa non si priva di alcunché.  

Il contribuente che, essendo religioso, non dà l’otto per mille allo stato per darlo a una chiesa, ovviamente paga allo stato meno tasse di chi tale devoluzione non fa, perciò lo stato incassa di meno, e per compensare tale mancanza deve aumentare le tasse a tutti. Dunque il denaro che i religiosi devolvono alle loro chiese è fornito da tutti i cittadini, pagando tasse maggiorate. La legge sulla devoluzione dell’otto per mille è palesemente una mostruosità giuridica, che costringendo i contribuenti a pagare più tasse, costringe ogni cittadino, anche quelli non religiosi, a finanziare le chiese, e con ciò a soggiacere alla volontà dei religiosi, che risultano avere il potere di disporre per i propri scopi del denaro altrui. Con tale legge lo stato fornisce alle chiese un finanziamento analogo a quello per i partiti politici, proporzionale alla percentuale dei seguaci dei vari culti rispetto al totale dei religiosi, a prescindere dalla percentuale di questi rispetto alla popolazione, proprio come proporzionale alle percentuali dei voti espressi a prescindere dalla percentuale dei votanti è il finanziamento ai partiti.  

Diano i religiosi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio di tasca loro, ossia diano l’otto per mille allo stato, in modo che non abbia la necessità di aumentare le tasse a tutti, poi si frughino in tasca e diano alle loro chiese il proprio denaro, senza ipocritamente voler apparire generosi col denaro altrui.

 Vediamo di quanto si potrebbe diminuire le tasse eliminando la possibilità di dare l’otto per mille alle chiese. Il 64% dei contribuenti non sceglie, il 36% sceglie tra le chiese, il 4% lo stato, quindi il 90% di chi si pronuncia sceglie tra le chiese. Poiché il denaro pagato da coloro che non scelgono viene ripartito in base alle percentuali delle scelte altrui, il 90% delle devoluzioni va alle chiese, cioè ad esse va lo 0,72% del gettito IRPEF, attualmente pari a circa un miliardo di euro. Dunque senza la devoluzione dell’otto per mille gli italiani pagherebbero circa 2000 miliardi di lire in meno: una piccola manovra finanziaria risparmiata.  

Ma non è tutto qui. Il denaro devoluto alle chiese va quasi interamente alla potente Chiesa cattolica, che incassa l’87% delle devoluzioni, ossia quasi tutto il miliardo di euro, per l’esattezza, l’anno scorso incassò 951,5 milioni di euro. La potente Chiesa cattolica ha nel Parlamento italiano alcuni partiti di riferimento, che si dichiarano espressamente cattolici e hanno stretti rapporti col clero. Questi partiti durante la campagna elettorale nel promuovere le loro politiche, oltre ad avvalersi del finanziamento pubblico ai partiti, usufruiscono dell’appoggio della loro chiesa, che propaganda le stesse idee alla base della loro campagna elettorale. E’ perciò palese che l’enorme quantità di denaro incamerato dalla potente Chiesa cattolica con l’otto per mille favorisce la campagna elettorale dei suoi partiti di riferimento! Così si determina una situazione assurda per la quale gli elettori di partiti non cattolici pagando le tasse favoriscono la campagna elettorale di partiti avversari!  

I cattolici dicono che il denaro versato dallo stato alla loro chiesa comunque ritorna alla società mediante opere caritative. Non è vero, solo una piccola parte di quel denaro è usato per la carità, ad esempio, l’anno scorso dei 951,5 milioni incassati solo 190 furono usati per la carità, gli altri 761,5 furono usati per le esigenze di culto, ossia per mantenere i luoghi di culto e per stipendiare i sacerdoti, affinché la potente Chiesa cattolica potesse usare gli altri suoi ingenti introiti per la gestione del potere. Se i cattolici stipendiassero con i loro denari i loro sacerdoti per svolgere i loro riti, se provvedessero con i loro denari al mantenimento dei loro luoghi di culto, e lasciassero allo stato quanto per ciò spendono, potremmo usare anche questo denaro per aiutare i bisognosi.  

Comunque non è giusto che la potente Chiesa cattolica aiuti i bisognosi col denaro ricevuto dallo Stato italiano per due validi motivi: (a) è indubbio che la potente Chiesa cattolica aiutando i bisognosi col denaro pubblico si procura molta riconoscenza, molti docili clienti, e procura molti elettori ai suoi partiti di riferimento; (b) meglio sarebbe che l’aiuto fosse dato dallo stato in modo diretto, perché in tal caso chi lo riceve semplicemente usufruisce di ciò che la legge gli riconosce, quindi non deve esserne grato ad alcuno, mentre quando a dare l’aiuto è una chiesa chi lo riceve accetta la carità, quindi deve ringraziare, e con ciò perde la sua dignità di cittadino divenendo cliente.  

      Per ristabilire le pari condizioni tra i partiti, per ridare al popolo parte del suo denaro, per meglio aiutare i bisognosi, occorre abrogare la legge sull’otto per mille.

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