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Donano il denaro altrui
L’otto
per mille alle chiese non è una donazione dei religiosi ma è pagato da
tutti i cittadini.
Le chiese godono di un finanziamento pubblico
analogo a quello dei partiti, che favorisce i partiti cattolici a
discapito di quelli laici
Quando un
religioso devolve l’otto per mille dell’IRPEF alla sua chiesa crede di
donare il proprio denaro, in realtà egli devolve denaro non suo ma della
collettività, e impone a tutti i cittadini, anche a quelli non
religiosi, di finanziare la sua chiesa.
L’otto per mille alle chiese sarebbe
una donazione dei religiosi se i contribuenti potessero scegliere di non
darlo ad alcuno ma di tenerlo per se, in tal caso i religiosi realmente
lo donerebbero privandosi di denaro a loro disposizione. Ma il
contribuente deve comunque dare l’otto per mille, non può scegliere di
tenerlo, può soltanto scegliere a chi darlo tra le chiese oppure di
lasciarlo allo stato, e se non scegliesse gli verrebbe comunque tolto e
ripartito tra i beneficiari scelti dagli altri, quindi il religioso che
devolve alla sua chiesa non si priva di alcunché.
Il contribuente che, essendo
religioso, non dà l’otto per mille allo stato per darlo a una chiesa,
ovviamente paga allo stato meno tasse di chi tale devoluzione non fa,
perciò lo stato incassa di meno, e per compensare tale mancanza deve
aumentare le tasse a tutti. Dunque il denaro che i religiosi devolvono
alle loro chiese è fornito da tutti i cittadini, pagando tasse
maggiorate. La legge sulla devoluzione dell’otto per mille è palesemente
una mostruosità giuridica, che costringendo i contribuenti a pagare più
tasse, costringe ogni cittadino, anche quelli non religiosi, a
finanziare le chiese, e con ciò a soggiacere alla volontà dei religiosi,
che risultano avere il potere di disporre per i propri scopi del denaro
altrui. Con tale legge lo stato fornisce alle chiese un finanziamento
analogo a quello per i partiti politici, proporzionale alla percentuale
dei seguaci dei vari culti rispetto al totale dei religiosi, a
prescindere dalla percentuale di questi rispetto alla popolazione,
proprio come proporzionale alle percentuali dei voti espressi a
prescindere dalla percentuale dei votanti è il finanziamento ai partiti.
Diano i religiosi a Cesare ciò che è
di Cesare e a Dio di tasca loro, ossia diano l’otto per mille allo
stato, in modo che non abbia la necessità di aumentare le tasse a tutti,
poi si frughino in tasca e diano alle loro chiese il proprio denaro,
senza ipocritamente voler apparire generosi col denaro altrui.
Vediamo
di quanto si potrebbe diminuire le tasse eliminando la possibilità di
dare l’otto per mille alle chiese. Il 64% dei contribuenti non sceglie,
il 36% sceglie tra le chiese, il 4% lo stato, quindi il 90% di chi si
pronuncia sceglie tra le chiese. Poiché il denaro pagato da coloro che
non scelgono viene ripartito in base alle percentuali delle scelte
altrui, il 90% delle devoluzioni va alle chiese, cioè ad esse va lo
0,72% del gettito IRPEF, attualmente pari a circa un miliardo di euro.
Dunque senza la devoluzione dell’otto per mille gli italiani
pagherebbero circa 2000 miliardi di lire in meno: una piccola manovra
finanziaria risparmiata.
Ma non è tutto qui. Il denaro
devoluto alle chiese va quasi interamente alla potente Chiesa cattolica,
che incassa l’87% delle devoluzioni, ossia quasi tutto il miliardo di
euro, per l’esattezza, l’anno scorso incassò 951,5 milioni di euro. La
potente Chiesa cattolica ha nel Parlamento italiano alcuni partiti di
riferimento, che si dichiarano espressamente cattolici e hanno stretti
rapporti col clero. Questi partiti durante la campagna elettorale nel
promuovere le loro politiche, oltre ad avvalersi del finanziamento
pubblico ai partiti, usufruiscono dell’appoggio della loro chiesa, che
propaganda le stesse idee alla base della loro campagna elettorale. E’
perciò palese che l’enorme quantità di denaro incamerato dalla potente
Chiesa cattolica con l’otto per mille favorisce la campagna elettorale
dei suoi partiti di riferimento! Così si determina una situazione
assurda per la quale gli elettori di partiti non cattolici pagando le
tasse favoriscono la campagna elettorale di partiti avversari!
I cattolici dicono che il denaro
versato dallo stato alla loro chiesa comunque ritorna alla società
mediante opere caritative. Non è vero, solo una piccola parte di quel
denaro è usato per la carità, ad esempio, l’anno scorso dei 951,5
milioni incassati solo 190 furono usati per la carità, gli altri 761,5
furono usati per le esigenze di culto, ossia per mantenere i luoghi di
culto e per stipendiare i sacerdoti, affinché la potente Chiesa
cattolica potesse usare gli altri suoi ingenti introiti per la gestione
del potere. Se i cattolici stipendiassero con i loro denari i loro
sacerdoti per svolgere i loro riti, se provvedessero con i loro denari
al mantenimento dei loro luoghi di culto, e lasciassero allo stato
quanto per ciò spendono, potremmo usare anche questo denaro per aiutare
i bisognosi.
Comunque non è giusto che la potente
Chiesa cattolica aiuti i bisognosi col denaro ricevuto dallo Stato
italiano per due validi motivi: (a) è indubbio che la potente Chiesa
cattolica aiutando i bisognosi col denaro pubblico si procura molta
riconoscenza, molti docili clienti, e procura molti elettori ai suoi
partiti di riferimento; (b) meglio sarebbe che l’aiuto fosse dato dallo
stato in modo diretto, perché in tal caso chi lo riceve semplicemente
usufruisce di ciò che la legge gli riconosce, quindi non deve esserne
grato ad alcuno, mentre quando a dare l’aiuto è una chiesa chi lo riceve
accetta la carità, quindi deve ringraziare, e con ciò perde la sua
dignità di cittadino divenendo cliente.
Per ristabilire le pari condizioni tra i partiti, per ridare al popolo parte del suo denaro, per meglio aiutare i bisognosi, occorre abrogare la legge sull’otto per mille. |
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