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La seconda Bugia più grande della storia:
L'uomo sulla Luna
di Rogier Van Bakel
Milioni di persone
credono che l'atterraggio sulla luna sia stato una truffa da 25 miliardi
di dollari perpetrata dalla Nasa, come suggeriva il controverso servizio
fotografico che David Percy presentò sulla rivista
Fortean Times 94. In
questo articolo Roger Van Bakel interviene nella diatriba tra gli
animati teorizzatori del complotto e gli esasperati ufficiali della
Nasa.
I libri di storia mentono... così come i
video commemorativi e le tazze di caffè con le orgogliose facce
sorridenti di Neil Armstrong, Edwin Aldrin e Michael Collins. Quando
Armstrong scese giù da quella scaletta proclamando che si trattava solo
di un piccolo passo per lui ma di un grande passo per l'umanità, stava
in realtà posando il piede su un solido palcoscenico coperto di polvere
all'interno di un segretissimo studio televisivo nel deserto del Nevada.
I "dottori" della Nasa falsificarono completamente l'atterraggio
dell'uomo sulla luna. Più precisamente, falsificarono tutti e sei gli
atterraggi sulla luna spendendo circa 25 miliardi di dollari per
dimostrare al mondo che i Russi non potevano competere con gli Stati
Uniti nel campo delle esplorazioni spaziali. Almeno questo è il punto di
vista di Bill Kaysing, un sostenitore della tesi del complotto che
apprezzò molto il servizio fotografico di David Percy. Per più di due
decadi aveva provato a distruggere "la notizia più elettrizzante nella
storia del ventesimo secolo e probabilmente di tutti i tempi". Nel 1976
scrisse un libro dal titolo appropriato We never went to the moon
del quale dichiarò di aver venduto 30.000 copie. Kaysing, un gentile
californiano dai capelli bianchi la cui vitalità sembra intaccata dai
suoi 75 anni, ha lavorato come capo delle pubblicazioni tecniche per il
Dipartimento di Ricerca di Rocketdyne, Santa Susana, dal 1956 al 1963.
Rocketdyne è stato il fornitore del motore per gli Apollo.
"La
Nasa non avrebbe potuto portarli sulla luna e loro lo sapevano" dichiara
Kaysing ora autore free-lance di libri e riviste. "Negli ultimi 50 anni
quando ero a Rocketdyne, fecero uno studio di fattibilità sulle missioni
degli astronauti sulla luna. Si scoprì che la probabilità di successo
era dello 0,0017 per cento. In altre parole, era senza speranza." Non
più tardi del 1967, ricorda Kaysing, tre astronauti morirono in un
incendio sulla rampa di lancio, un orrendo culmine di una lunga serie di
incidenti. "Ma arrivati al 1969 improvvisamente eravamo in grado di
realizzare con successo missioni su missioni. Questo è contro ogni
probabilità."
Ma J.Kennedy era convinto
che il tentativo fosse possibile. Infatti, nel maggio del 1961, annunciò
che "mandare l'uomo sulla luna e farlo tornare sano e salvo sulla terra"
sarebbe stato un obiettivo primario per gli Stati Uniti - un adempimento
che riempì di orgoglio gli Americani e di meraviglia il resto del mondo.
E così, come pensa Kaysing, la Nasa lo falsificò, secondo il vecchio
adagio che ci ricorda come in ogni guerra la verità sia spesso la prima
vittima.
Ma perché la Nasa avrebbe
dovuto inscenare tutte le missioni piuttosto che ammettere semplicemente
che le passeggiate lunari dovevano essere solo materia per i romanzi di
fantascienza? "Lo fecero solo per denaro", disse Kaysing, "ho lavorato
in aeronautica abbastanza a lungo per convincermi che fosse questo
l'obiettivo".
Eppure l'abbiamo visto. Mai la
televisione ha avuto un effetto più eclatante della trasmissione
dell'atterraggio sulla luna. Si trattava del nostro primo assaggio di
una realtà virtuale ed ebbe successo. Ora questo personaggio viene a
dirci che si trattò di una frode. Con quali prove? Kaysing sottolineò
numerose anomalie nelle pubblicazioni della Nasa e nelle trasmissioni
televisive e anche nelle immagini che arrivavano dalla luna. Per
esempio, perché non si vedevano le stelle in molte delle fotografie
prese sulla superficie lunare? Non essendoci l'atmosfera a propagare la
loro luce, non dovevano essere chiaramente visibili? E come mai non si
distinguono i crateri sotto il modulo per l'atterraggio lunare
nonostante il forte getto del suo motore a propulsione? Come spiegano
gli esperti della Nasa le immagini degli astronauti sulla luna in cui si
vedono varie luci riflesse in ogni lato dei loro caschi - invece delle
zone d'ombra che l'aspra luce del sole avrebbe dovuto distribuire? E
come si spiega la separazione tra un primo piano nitido e uno sfondo
indistinto che si trova in molte foto, come se i creatori di effetti
speciali avessero usato uno sfondo dipinto per simulare i promontori più
lontani del paesaggio lunare? "Sono tutti indizi di una truffa senza
precedenti" conclude Kaysing.
Ma
come ha potuto realmente la Nasa realizzarli? Cosa dire delle immagini
televisive che milioni di persone hanno visto nel corso delle sei
missioni riuscite... la partenza del razzo dalla rampa di lancio di Cape
Kennedy davanti a migliaia di spettatori... la capsula con l'equipaggio
che torna a terra, le rocce lunari... e le centinaia di persone
impiegate nel programma spaziale sulle quali dover contare per mantenere
questo incredibile segreto fino alla tomba? "Facile." dice Kaysing "I
razzi partivano con gli astronauti a bordo, ma appena rimanevano senza
ossigeno la navicella deviava la sua rotta verso il Polo Sud e finiva in
mare dopo aver espulso l'equipaggio. Successivamente l'equipaggio e il
modulo di comando venivano caricati su un aereo militare e lanciati nel
Pacifico per essere recuperati da una portaerei. Le rocce lunari erano
state preparate in un laboratorio geologico della Nasa qui sulla terra.
Non erano molte le persone del progetto Apollo al corrente della frode,
visto che ricevevano informazioni solo sullo stretto necessario. Buoni
in denaro, promozioni, minacce velate potevano aver assicurato il
silenzio di quelli che invece sapevano".
Kaysing non è il solo ad affermare
che la Nasa abbia ingannato il pubblico. Oltre a David Percy c'è anche
Bill Brian, 47 anni dell'Oregon, al quale viene attribuito un libro del
1982 dal titolo Moongate. Sebbene Brian pensi che l'ipotesi di Kaysing
potrebbe essere fondata, lui ha provato a dare una spiegazione diversa
per molte delle incongruenze. La sua teoria è che la missione partì
davvero, ma è possibile che per raggiungere la luna sia stato usato un
dispositivo segreto per l'assenza di gravità che la Nasa probabilmente
progettò copiando parti di navicelle extraterrestri catturate. Brian,
due lauree in ingegneria nucleare all'Università di Stato dell'Oregon,
sostiene che la gravità sulla luna è simile a quella della terra e, più
semplicemente, che la luna dopotutto ha un'atmosfera. Aveva riempito le
appendici del suo libro con calcoli complessi per dimostrarlo.
Ralph
René, uno scienziato con la patente di inventore, appoggiò la linea di
Kaysing scrivendo due libri che gettavano dubbi sulle ricerche della
Nasa. In Was it only a paper moon (1994) e Did Nasa Moon
America?, René suggerisce, tra l'altro, che senza una protezione di
due metri di spessore, gli astronauti "sarebbero stati bruciati dalle
radiazioni" durante il viaggio. Quindi i tentativi di raggiungere la
luna erano senza speranza e cinicamente inventarono tutto a spese della
gente ingenua. Con grande irritazione della Nasa, milioni di persone ora
dubitano dell'autenticità delle missioni lunari. Col passare degli anni
l'ufficio del dipartimento dei servizi pubblici è stato sempre più
impegnato nel rispondere alle domande di insegnanti increduli, scolari,
scrittori e anche senatori, come Alan Cranston e Stoom Thurmond, che
avevano aperto un'inchiesta. Appena un anno dopo il primo atterraggio
sulla luna un giornale fece un sondaggio su più di 1.700 cittadini
americani e venne fuori che poco più del trenta percento delle persone
interpellate aveva sospetti sulla missione della Nasa sulla luna.
Una stima prudente di James Oberg,
accolta con soddisfazione da Kaysing, ancora oggi fissa il numero degli
scettici a 10-25 milioni di americani. Oberg lavora per la Rockwell,
fornitore della Nasa, come ingegnere nelle missioni spaziali, con un
interesse speciale al folclore spaziale.
"I miti hanno la possibilità di
sbocciare sul terreno fertile della ricerca scientifica", osserva Oberg,
"ogni epoca dell'esplorazione è la stessa da questo punto di vista -
dall'età dei Fenici a Giasone e gli Argonauti, a Marco Polo, alle
sirene, agli unicorni e tutte quelle creature mitologiche che si celano
ai confini della nostra esplorazione. A mio parere è una tipica reazione
umana, questo rifiuto, questo voler creare leggende sulla nostra
avventura sulla luna. Non sono affatto sorpreso che queste storie o
interpretazioni esistano. Anzi sono abbastanza sorpreso che non siano
più diffuse."
D'altra parte, di persone disposte
a credere alle fandonie se ne possono trovare molte, sia qui che
all'estero. Secondo Oberg "ai bambini cubani viene insegnato,
ufficialmente, che la tecnologia spaziale degli Yankee è fallita
miseramente e che la Nasa è stata costretta ad inventare tutte le
missioni sulla luna".
Anche molti seguaci della New Age
contestano la possibilità delle imprese sulla luna, così come gli Hare
Krishna, i fondamentalisti islamici e qualche chiesa cristiana non
ufficiale come la società Flat Earth, i cui adepti paragonano la rampa
di lancio alla torre di Babele.
L'eccentricità di queste
convinzioni non serve a scoraggiare Oberg: "Io rispetto la visione del
mondo che ha questa gente. Mi affascina il modo in cui ci ricordano
costantemente che non è possibile fermarsi alla conoscenza comune, che
non ci si può accontentare di un'interpretazione tradizionale dei fatti
sebbene queste interpretazioni siano il più delle volte giuste. Inoltre
trovo la loro patologia di ragionamento, o non ragionamento,
irresistibile. Noi definiamo salute ciò che è ai confini della
patologia, e io provo a definire il pensiero razionale l'esaminare i
casi fuori dal comune."
Se la Nasa ha falsificato
l'atterraggio sulla luna, lo fece nel momento più adatto. L'avvento
della televisione (che raggiunse la "massa critica" su scala mondiale
solo qualche anno prima delle missioni lunari) è stato utile per il
successo della beffa. In questo caso "vedere" voleva dire davvero
"credere". La magia dei satelliti, che resero possibile una trasmissione
dal vivo globale (e interplanetaria?), affascinò e tenne sulle spine
milioni di persone molto più della moda antinucleare che attirò la
fantasia del pubblico 10-15 anni prima.
C'era
anche il fatto che la ricerca spaziale e la scienza dei missili erano
abbastanza avanzate per rendere possibile un viaggio sulla luna. "La
natura strutturale della tecnologia aveva reso plausibile la missione
sulla luna, ma aveva anche portato molta gente a dubitarne", afferma
Gary Fine, professore di sociologia all'Università di Atene, in Georgia,
specializzato in voci e leggende contemporanee. Forse ancora più
importante era il fatto che lo scandalo del Watergate non fosse ancora
accaduto e la gente aveva ancora fiducia nei suoi governanti. "La
mancanza di fiducia nell'autorità ha la sua importanza in questa
vicenda", sostiene Fred Fedler, l'autore di Media Hoaxes (1989),
insegnante di giornalismo all'università della Florida Centrale. "Dopo
il Vietnam e Watergate, la gente è diventata più diffidente e non è più
disposta a dare ascolto al governo; la reazione immediata è quella di
non credere e qualche volta di seguire il parere opposto."
Questa mancanza di
fiducia continua ad essere alimentata dai mass-media, specialmente nei
film e nelle produzioni televisive. E' raro trovare un film, di questi
tempi, dove i governanti vengono dipinti come un gruppo di persone
efficienti e competenti che servono il proprio paese al meglio delle
loro abilità. L'immagine di un elite di sinistri burocrati del male
attira di più l'interesse del pubblico.
Linda Degh, una
studiosa di folclore in pensione che insegnava alla Bloomingthon
University, nell'Indiana, attirò l'attenzione sul film Capricorn One
del 1978 in un suo libro del 1993 intitolato Folclore Americano e
Mass Media. Il film racconta la storia della rappresentazione di un
volo su Marte. Quando gli astronauti (incluso O.J. Simpson, non ancora
incriminato) ascoltano la notizia secondo cui la loro navicella
risulterebbe dispersa e tutti i suoi occupanti presumibilmente morti, si
rendono conto che il loro destino è segnato. Si trovano ad essere
braccati dai criminali sanguinari del governo. Soltanto uno degli
astronauti riusce a raggiungere la libertà e i microfoni dei
giornalisti. Degh lo ricorda come "un film diffamatorio, che ipotizzava
che il governo avesse deliberatamente ucciso delle persone", ed è
convinta che questo diede una spinta alla teoria della truffa delle
missioni lunari. "I mass media catapultano queste mezze verità in una
zona oscura dove la gente può far apparire le proprie congettur come
verità. I mass media hanno un impatto terribile sulle persone prive di
qualsiasi guida".
Peter Hyams, regista
di Capricorn One, fece il film per puro spettacolo e non perché
voleva fare riferimenti alla truffa delle missioni Apollo. "Ero
consapevole", disse, "che molta gente non credeva all'impresa dell'uomo
sulla luna, ma non ho mai letto ne consultato quei libri. E,
francamente, penso che siano totalmente ridicoli". (Nonostante ciò in un
invito ad un'anteprima di Capricorn One c'era scritto: "Vi
sorprenderebbe scoprire che il più grande momento della nostra storia
recente potrebbe non essere mai accaduto?").
Il concetto della
frode "lunare" è stato ripreso da altri produttori cinematografici. In
Diamonds Are Forever (1971), James Bond si ritrova
accidentalmente all'interno di un set cinematografico nel Nevada
composto da rocce, da un fondale lunare e da un veicolo simile a quello
della Nasa.
Era possibile falsificare un
atterraggio sulla luna? La tecnologia degli effetti speciali era
abbastanza avanzata negli anni sessanta per ingannare anche l'occhio più
attento?
La
simulazione di un sesto di gravità poteva essere ottenuta usando bracci
idraulici e fili metallici sottili - l'approccio di Peter Pan - o
filmando le scene sott'acqua, come sostiene Dennis Muren, che ha vinto
il maggior numero di oscar nella sua professione ed è supervisore degli
effetti visivi alla Industrial, Light e Magic, una divisione della Lucas
Digital. E' stato l'artefice della creazione dei mostri di Jurassic
Park e di tutte le scene più paurose di Terminator 2, del
ciclo di Star Wars e The Abyss. "Una simulazione di un
atterraggio sulla luna potrebbe sembrare reale per il 99,9 per cento
delle persone" disse Muren. "Il fatto è che, a parer mio, una
simulazione non sarebbe mai potuta essere come in realtà apparve. Io
sono sempre stato in grado di distinguere ciò che è falso da ciò che è
vero e l'atterraggio sulla luna è stato senza dubbio reale".
Spiega Muren: "Vedendo i film 2001 oppure Destination Moon
o Capricorn One o qualsiasi altro film sull'argomento, si può
notare che è tutto finto. La luna non è affatto così. C'era davvero uno
splendore eccezionale nelle immagini provenienti dalla luna e nel modo
in cui la luce si rifletteva sulla macchina fotografica, che sembrava
davvero fuori dal mondo. Nessuno avrebbe potuto inventarlo. Era qualcosa
che non poteva essere ottenuto con la tecnologia avanzata e la potenza
del calcolo. Quello non sarebbe stato un problema. Sto parlando di
qualcosa di estetico".
Naturalmente, Bill
Kaysing non ne vorrà sentir parlare: "Forse questo signore (Muren)
faceva parte della copertura. Tutto è possibile. Il novanta per cento
della popolazione americana non ha idea di ciò che sta accadendo in
questo paese. Vorrei essere l'unico a rivelare loro qualcosa". E Kaysing
è deciso a vivere il suo giorno di gloria in un tribunale: recentemente
ha fatto causa al comandante dell'Apollo 13, James Lovell, che ha
definito Kaysing "stravagante" in un articolo di un giornale. "Con un
po' di fortuna" dice Kaysing allegramente, "la verità verrà fuori".
Rogier Van Bakel
è un giornalista olandese che vive e lavora negli Stati Uniti. Il suo
articolo è stato pubblicato sulla rivista Wired, Playboy e
Rolling Stone, e in altre pubblicazioni internazionali. Questo
articolo è uscito per la prima volta, in forma diversa, su Wired.
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