Dalla Chiesa: santo subito!
Lun, 03/09/2007
fonte
http://ch.indymedia.org/
Nelle
commemorazioni ufficiali di Dalla Chiesa si "dimenticano" alcuni fatti
importanti della vita del generale, quali la strage di via Fracchia
(Genova 1980) o la sua adesione alla loggia massonica eversiva P2
Ricorre oggi il 25° anniversario della uccisione, da parte della mafia,
del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Nelle commemorazioni ufficiali e nelle idilliache biografie di regime --
tutte tese a presentare il generale quasi come un santo, comunque come
un uomo probo e integerrimo caduto nella lotta implacabile contro la
mafia -- si "dimenticano" disinvoltamente alcuni aspetti dell'azione e
della vita del carabiniere-generale, che pure devono essere ricordati.
Ad esempio, nel 1974 si distingue per la feroce repressione della
rivolta nel carcere di Alessandria: alla fine si conteranno sette morti
e quattordici feriti.
Subito dopo, crea il nucleo speciale antiterrorismo, struttura che gli
consente di arruolare Silvano Girotto ("Frate mitra") e di infiltrarlo
nelle Brigate rosse: riesce così a catturare Renato Curcio e Alberto
Franceschini (1975).
Facendo leva sul pentitismo, le azioni di infiltrazione e spionaggio
riesce ad assestare durissimi colpi alle organizzazioni combattenti.
Sempre sua è l'idea di rinchiudere i brigatisti in carceri di massima
sicurezza (Cuneo, L'Asinara, Trani, Favignana e poi Palmi).
Il 28 marzo 1980, i carabinieri di Dalla Chiesa fanno irruzione in una
base delle B.R., ritracciata su segnalazione del "pentito" Patrizio
Peci, in VIA FRACCHIA a Genova ove vengono sopresi nel sonno e
"giustiziati" a freddo 4 brigatisti rossi: Annamaria Ludmann, Riccardo
Dura, Lorenzo Betassa e Piero Panciarelli.
Per questa strage, naturalmente, nessuno ha pagato nè è mai stata fatta
alcuna inchiesta.
Da ultimo, non si può non ricordare che Dalla Chiesa appartenva alla
loggia massonica eversiva P2, che si proponeva di instaurare in Italia,
con metodi illegali, un regime autoritario e di destra.
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