Censura

Tra poltrone e privilegi

L'ALTRA CASTA

 

Il più potente sindacalista italiano, il capo della Cgil Guglielmo Epifani, guadagna 3.500 euro

netti al mese. I 12 segretari confederali, la prima linea di corso d'Italia, circa 2.400 euro. La

Cisl e la Uil pagano poco di meno i loro numeri uno (3.430 euro per Raffaele Bonanni e 3.300

per Luigi Angeletti), ma sono più generose con i dieci segretari confederali (2.850 quelli di via

Po, 2.900 quelli di via Lucullo).

La mancanza di un bilancio consolidato non consente di fare chiarezza sugli stipendi dei circa

20 mila sindacalisti a tempo pieno delle tre grandi confederazioni. Della Cgil si sa solo che ne

conta 14 mila (per il 40 per cento dirigenti, qualifica che scatta a partire dal grado di

funzionario) e che il costo del lavoro è pari a circa il 40 per cento del fatturato. Ma un calcolo

si può azzardare sull'organico del quartier generale. Dove i dipendenti sono 178 e il costo del

lavoro è pari a 9 milioni e 109 mila euro: la media fa 51 mila euro.

Quanto ai benefit, in corso d'Italia ce ne sono pochi: se si escludono i segretari confederali, gli

altri dipendenti dotati di cellulare hanno un tetto di spesa di 750 euro l'anno. Più fortunati,

sotto questo aspetto, i 180 dipendenti della sede nazionale romana della Cisl (nella

confederazione di Bonanni il costo del lavoro è un po' più del 30 per cento del giro d'affari),

che dispongono di uno sconto sui trasporti pubblici e stanno per ottenere un asilo nido.

Dove i sindacalisti godono di più che un privilegio è in un sistema di welfare molto particolare.

Come quello garantito dagli enti previdenziali, da sempre riserva di caccia quasi esclusiva per

ex dirigenti di Cgil, Cisl e Uil in pensione. Solo all'Inps sono a disposizione 6 mila e 222 tra

poltrone e strapuntini.

 
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